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venerdì 7 agosto 2015

SODDISFAZIONE DOPPIA


Per il tavolo di coesione nazionale e per la Rai. Nell'uno e nell'altro caso il governo ha dovuto accettare come vincenti le nostre proposte. Nessun nuovo Nazareno, ma consapevolezza di un metodo che privilegia l'interesse nazionale su quello di fazione. E la prova che senza Forza Italia Renzi non può combinare niente di buono

lunedì 3 agosto 2015

Nell'ultimo triennio cè stato un “incremento progressivo della pressione fiscale” comunale, passata dai 505,5 euro del 2011 ai 618,4 euro pro capite del 2014, +22%. Lo scrive la Corte dei Conti nella relazione sulla finanza locale. “I livelli massimi di riscossione tributaria” si registrano nei Comuni con più di 250mila abitanti, dove arriva a 881,94 euro a testa. Adesso, a noi non piace vincere facile, come dice un noto spot televisivo, ma chi governava il Paese fino a novembre del 2011? Un certo signore che di nome fa Silvio Berlusconi. E chi ha governato il Paese dal 2011 ad oggi? Tre signori che di nome fanno Mario Monti, Enrico Letta e Matteo Renzi, e che nessun italiano ha scelto per questo delicato ruolo. 
Tre governi non eletti, tre governi delle tasse. 
Davvero un bel primato…


Ma torniamo alla fredda oggettività dei numeri della Corte dei Conti. La dinamica delle entrate locali, scrivono i magistrati contabili, è dovuta principalmente a “due fenomeni: il deterioramento del quadro economico,   con effetti penalizzanti soprattutto sul gettito risultante dalle più ridotte basi imponibili” e dalle “numerose manovre di risanamento della finanza pubblica, i cui effetti prodotti dal disorganico e talvolta convulso succedersi di interventi sulle fonti di finanziamento degli enti locali hanno determinato forti incertezze nella gestione dei bilanci e nella formulazione delle politiche tributarie territoriali”. A pagare di più, in generale, sono i cittadini che abitano nei Comuni più grandi, da un lato, e in quelli piccoli o piccolissimi, sotto i duemila abitanti Guardando alle entrate per „macro aree, la Corte dei Conti osserva che “gli anni 2012 e 2014 segnano, in generale, livelli molto elevati di incassi da tributi, con punte particolarmente accentuate nelle Isole, dove il livello raggiunto nel 2014 risulta quasi doppio rispetto al 2011, con un incremento del 93,62%”. Le Isole e il Sud sono anche le aree dove maggiore è stata la riduzione dei trasferimenti (rispettivamente -49,5% e -34,6% tra 2011 e 2014). Una bella fotografia della situazione italiana, non cè che dire. Ci chiediamo e chiediamo con rispetto ma determinazione: ma cosa hanno fatto i governi che si sono succeduti dal 2011 ad oggi per tentare di risanare una situazione insostenibile? Cosa ha fatto Monti? Cosa ha fatto Letta? Cosa ha fatto e cosa sta facendo Renzi? Evidentemente nulla. E il costo di questo inesorabile declino lo pagano sempre i cittadini  le imprese. Più tasse, anche e soprattutto a livello locale, e meno servizi. Altro che rivoluzione copernicana…

mercoledì 29 luglio 2015

IL PD BLINDA LA FESTA DELL’UNITA’ PER EVITARE FISCHI CONTRO RENZI

La tensione è alle stelle. Perché la base del Pd non impazzisce più per l’ex rottamatore. Non lo apprezzano né nelle vesti di presidente del Consiglio né nei panni di segretario di partito. E nei giorni di massima bagarre per la Capitale, a fior di nervi per i disagi causati dal trasporto locale, i rifiuti ammucchiati agli angoli delle strade del centro storico e, soprattutto, i pachidermici problemi di un sindaco incapace come Ignazio Marino, il rischio che Renzi venga fischiato, se non addirittura contestato, sono più che concreti.
Renzi ha chiesto (e ottenuto) da Orfini di non vedere Marino. “Non intende incontrarlo neanche di sfuggita”. D’altra parte, domani sera, non affronterà le beghe del partito, ma, come suo solito farà le solite promesse: taglio delle tasse, riforme per il Paese e così via. “Non affronterà la crisi che da settimane paralizza la prima città d’Italia”.

martedì 28 luglio 2015

IL PUGNO DURO SUL CETO MEDIO


Renzi si appresta a infliggere un colpo mortale alla classe sociale di riferimento di ogni democrazia liberale. La sua cultura politica è quella del compromesso storico