mercoledì 12 aprile 2017

CIAO VINCENZO!


E' con profondo rammarico che si annuncia la scomparsa di Vincenzo Galassini, ieri sera intorno alle 20.
Vincenzo aveva 78 anni e fino all'ultimo giorno ha portato avanti le sue idee e le sue innumerevoli battaglie.
Nella sua vita è stato sindaco di Brisighella, dirigente di Forza Italia, consigliere comunale e provinciale, negli ultimi anni era l'anima dei blog di Forza Italia, un canale di informazioni sempre aggiornato e seguito da moltissimi utenti.
Questa triste ed inaspettata notizia ha lasciato tutti senza parole, le più sentite condoglianze alla moglie e ai figli che sono sempre stati il supporto di Vincenzo in tutti questi anni.
Grazie Vincenzo per tutto quello che hai fatto.

lunedì 10 aprile 2017

DICHIARAZIONE DEI REDDITI 2017.


RICORDATI CHE RENZI CON LA SCUSA DI AVERE TUTTO ON-LINE CI FA PAGARE 80 EURO. PRIMA ERA GRATUITA CON I CAF CHE SI ASSUMEVANO LA RESPONSABILITA’.


mercoledì 22 giugno 2016

SE LA SINISTRA ED IL PD VINCONO SOLO IN EMILIA ROMAGNA CI SARA' UN MOTIVO? E' ORA CHE IL CENTRODESTRA CAMBI ..


BOLOGNA RAVENNA RIMINI (VINTA AL PRIMO TURNO) 3 su otto comuni capoluogo italiani di questo turno elettorale che restano in mano al PD sono dell'Emilia Romagna. Un vero peccato bisognerà cambiare, magari imparando dalla Toscana o dalla Liguria dove la partecipazione dei militanti e la capacità dei dirigenti sembrano evidenti.
IL PD(di quelle ai ballottaggi) AVEVA 21 SINDACI DELLE CITTA' CAPOLUOGO ed OGGI SOLO 8 IL CENTRO DESTRA NE AVEVA 4 ED ORA MI PARE 10 I 5 STELLE 3 NEGLI 8 2 SONO DELL'EMILIA-ROMAGNA BOLOGNA E RAVENNA al PRIMO TURNO RIMINI. IL PD CONQUISTA ANCHE CESENATICO PER RESPONSABILITA' DI CHI HA VOLUTO DIVIDERE. FORZA ITALIA BENISSIMO IN TOSCANA LIGURIA FRIULI SARDEGNA NEL SUD. MALISSIMO IN EMILIA ROMAGNA QUESTI SONO I NUMERI.

sabato 16 aprile 2016

"ANDATE A VOTARE PER MANDARE A CASA RENZI”


Brunetta: «Andare a votare per mandare a casa Renzi»
Molti sono nel frattempo gli inviti a recarsi alle urne che arrivano dal centrodestra. L’obiettivo, più o meno dichiarato esplicitamente, è inviare un primo invito di sfratto al governo Renzi. Parla senza peli sulla lingua Renato Brunetta. «Votate Sì, votate No, ma andate a votare per raggiungere quorum e mandare a casa Renzi»:
RIFORME, “A REFERENDUM NO PER RIPRISTINARE DEMOCRAZIA, RENZI GAME OVER”
“Sta per terminare una delle più brutte e buie settimane della storia della nostra Repubblica. Tra lunedì e martedì, infatti, in un’Aula semivuota alla Camera dei deputati, il governo Renzi ha approvato in via definitiva la sua riforma della Costituzione. La ‘schiforma’ come l’ho più volte definita in questi giorni”.
Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo telefonicamente alla XV^ Convention di “Azzurri ‘94” (associazione fondata da Rodolfo Ridolfi e Liborio Cataliotti), che si è tenuta ieri sera a Rimini.
“Il presidente del Consiglio (si fa per dire), Matteo Renzi, ha violentato la nostra Carta fondamentale, ha usato la Costituzione contro se stessa. Ha usato il voto di 130 deputati che a norma di sentenza della Corte costituzionale non dovrebbero sedere in Parlamento (compresa la ministra Boschi) per modificarla, a colpi di maggioranza, comprando politicamente a Palazzo Madama 60 senatori eletti con lo schieramento opposto a quello della sinistra”. “Le riforme dovevano essere portate avanti e approvate in modo condiviso, con un clima costruttivo: Renzi ha trasformato questo percorso in un atto eversivo. Per fortuna il popolo avrà diritto di dire ‘no’. L’articolo 138 della Costituzione che prevede il referendum confermativo è stato davvero una saggia uscita d’emergenza voluta dai padri costituenti”.
“Adesso dunque l’obiettivo deve essere quello di respingere a ottobre, con la consultazione popolare, questa sciagurata riforma. L’obiettivo deve essere quello di mandare a casa Renzi, Renzi game over, e di ripristinare la democrazia nel nostro Paese. Per fare questo c’è bisogno dell’impegno e del coinvolgimento di tutti. Non solo Forza Italia ma anche le altre opposizioni devono rimboccarsi le maniche, lavorare sin da subito ai Comitati per il ‘no’, e lanciare campagne informative in giro per l’Italia”, ha sottolineato Brunetta.


mercoledì 13 aprile 2016

STOP AL BICAMERALISMO, CON IL VOTO ALLA CAMERA NASCE IL SENATO DEI 100. IL COMMENTO DI BERLUSCONI


Per la Boschi "un risultato storico", ma dal centrodestra arrivano le prime critiche: "Il popolo dirà 'no'"
Con 361 voti favorevoli e soltanto sette contrari, è stato approvato alla Camera il disegno di legge della riforma Costituzionale, non votata dai deputati dell'opposizione. Il via libera finale alle riforme costituzionali arriva dopo due anni e passa la palla alla cittadinanza, che sul tema sarà chiamata a esprimersi attraverso un referendum.   il commento di Silvio Berlusconi. "La Costituzione è la Carta fondamentale della nostra Repubblica. Andava migliorata, dove necessario, tutti insieme, con il contributo di tutte le forze politiche, nessuna esclusa", ha detto, aggiungendo: "Un premier neppure mai presentatosi alle elezioni, supportato da una maggioranza incostituzionale e con l'apporto decisivo al Senato di 60 transfughi del centrodestra, ha voluto invece far prevalere l'arroganza dinanzi al buonsenso, consegnando al Paese una riforma sbagliata e pericolosa, tesa al proprio interesse e non a quello degli Italiani. La posta in gioco è il futuro dell'Italia libera e democratica così come gli Italiani l'hanno fortemente voluta nel secondo dopoguerra. Non consentiremo un ritorno ad un passato buio della storia del nostro Paese, ci batteremo al referendum per difendere la Repubblica Italiana dalla voglia di potere di un premier mai eletto".
   Il presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, che conta sul fatto che "il popolo avrà diritto di dire 'no'". "Nonostante Renzi abbia voluto falsificare anche il significato del referendum, facendolo coincidere con se stesso, con un plebiscito sul suo nome. Nei fatti, questa riforma è diventata un ologramma di Renzi, e noi ci impegneremo a farlo svanire", ha aggiunto Brunetta, chiarendo che "la Costituzionale di uno Stato, di una nazione, di un popolo, almeno in Occidente riflette, deve riflettere valori condivisi dalla larghissima parte di quel popolo, così è accaduto in Italia nel 1947. Oggi vediamo accadere il contrario". "

mercoledì 6 aprile 2016


PERCHE’ BOERI NASCONDE LE PENSIONI PUBBLICHE

Il fotogenico presidente dell’Inps è tornato a suonare il suo ritornello: chiedere un contributo di solidarietà alle pensioni più alte. Quelle private, s’intende. Quelle pubbliche, mai. Boeri ci ha rivelato l’ultimo scandaloso privilegio che i conti Inps alimentano: 475 mila italiani  percepiscono la pensione da 36 anni. A questi – che hanno il torto di essere ancora vivi – Boeri pensa di chiedere “un contributo di solidarietà” – però, leggo dalla stampa, “escluse le baby pensioni degli statali”. Boeri esenta dal contributo di solidarietà gli statali che prendono la pensione non da 36, bensì da 43 anni. Sono statali quasi tutti: 425 mila. A loro la legge Rumor del ’73 consentì di andare in pensione dopo 14 anni 6 mesi un giorno se donne sposate, 20 anni, dopo 25 i dipendenti degli enti locali. Vent’anni di ”lavoro”, e quarantatré di ozio pagato, senza contare il secondo lavoro (magari nero) che probabilmente hanno fatto per ammazzare il tempo, sottraendolo ad altri. “Ci sono 16.953 fortunatissimi baby pensionati che si sono ritirati a 35 anni e che restano in pensione quasi 54 anni”. Quanto è la loro pensione? Prendono, in media, 1500 euro mensili. Un regalo totale in confronto ai contributi versati (o non versati affatto, da parte dello Stato loro datore di lavoro): in pratica, ricevono soldi senza copertura, pagati da noi. Quanti? noi contribuenti versiamo a questi ex pubblici 7,43 miliardi ogni anno.
Tanto ci costano: una mezza finanziaria annua. Oltre il 5% della spesa Inps per pensioni serve a coprire l’esborso peri baby pensionati. Secondo Confartigianato, i baby-pensionati pubblici (8 su 10) e privati (2 su 10) costano allo Stato “ circa 163,5 miliardi, una «tassa» di 6630 euro a carico di ogni lavoratore”  pagante.   Il conto è presto fatto: siccome baby-pensionati ricevono la pensione per quasi 16 anni in più del pensionato medio Inps,  la maggior spesa pubblica  cumulata per  gli anni di pensione  eccedenti la media arriva già a 148,6 miliardi; poi si devono aggiungere i mancati introiti per contributi non versati dai baby-pnsionati del privato, e fanno   altri 14,8 miliardi di euro.  Così si arriva a 163,5 miliardi. Si tenga presente  – per avere un dato di confronto –   che la spesa complessiva annua per le

lunedì 4 aprile 2016

RENZI FA I SELFIE AD HARVARD, PROFESSORE LO UMILIA: “UN COMICO, SEMBRA USCITO DA DISNEY”

«Più che un rottamatore Renzi è un disneyficatore: che banalizza tutto ciò che tocca riducendolo a evento mediatico, dunque equivalente a qualsiasi altro che attiri l’attenzione dei giornali e dei network televisivi, senza gerarchie, distinzioni, senza valori di riferimento». Francesco Erspamerprofessore ad Harvard ha disertato la visita di Renzi nella prestigiosa università americana e i motivi di questa sua assenza li ha spiegati in un lungo articolo pubblicato dalla vocedinewyork.com.  «La sua dimensione – ha scritto – è quella della pubblicità e dei reality, in cui si fa finta di essere veri ma facendo in modo di non essere davvero creduti, in cui ci si maschera ma mantenendo una distanza ironica che impedisca equivoci, guardandosi bene dal correre il rischio che possa diventare un’esperienza autentica e dunque cambiare qualcosa. In ciò Renzi è integralmente liberista, impegnato nella sistematica deregulation dei princìpi e specificamente dell’autenticità: contro la quale impiega collaudate tecniche come la cazzata, che toglie di significato (scrisse il filosofo Harry Frankfurt in un celebre saggio) all’opposizione verità-menzogna e realtà-virtualità». Renzi ad Harvard e le critiche del professore italiano Per Erspamer, Renzi è andato ad Harvard «oltre che per promuovere se stesso, per promuovere in Italia la sua riforma dell’università. Il premier italiano lo disse chiaramente, alcuni mesi fa: bisogna imitare il modello americano. E ora è venuto per far vedere ai suoi connazionali ed elettori che lui quel modello lo conosce. Harvard è la più prestigiosa università del mondo e questo gli basta: non si domanda con quali criteri e scopi siano stilate le classifiche di eccellenza o quali siano le condizioni e implicazioni di una simile preminenza (per esempio che Harvard sia una corporation con un capitale di più di 36 miliardi di dollari che ammette lo 0,04% degli studenti che ogni anno vanno al college) o tanto meno quale sia il livello delle altre 4139 università americane: no, lui tornerà tutto contento in patria e proclamerà che l’università italiana, la più antica del mondo, deve diventare come quella americana, convinto che se lo diventasse non sarebbe una scopiazzatura fuori contesto e fuori tempo (l’America sta cominciando a guardare all’Europa per rimediare ai disastrosi scompensi del suo sistema educativo) ma una sua grande innovazione. Un po’ come se gli riuscisse di aprire uno Starbucks in Piazza della Signoria a Firenze; o ancor meglio in Piazza della Repubblica a Rignano sull’Arno». Ma Ersparmer ha spiegato che non è stato questo il motivo per il quale non è andato a sentirlo. Il motivo è complesso e si ricollega al fatto che Renzi “svuota” la cultura. «Con la sua programmatica trivialità – ha scritto il professore – svilisce la ragione e il linguaggio, riduce la comunicazione, ossia la facoltà più propriamente umana e sociale, a rumore. La chiarezza e il rigore costringono a una certa misura di coerenza; le improprietà deresponsabilizzano, rendono tutto indifferente, il vero e il falso, il giusto e l’ingiusto, le qualità e i difetti, i profittatori e le loro vittime. E quando il vuoto diventa uno stile e un programma, la fine della democrazia è pericolosamente prossima».

E’ “SCANDALO GUIDI”, O DELLE PROCURE WAHBITE?


Di Maurizio Blondet   Il 17 aprile si vota il referendum contro le trivelle  a mare. Sconfitta certa per gli ecologisti,  arcobaleni e vendoliani promotori:  occorre il voto del 50 per cento più uno degli aventi diritto, e  secondo  i sondaggi, andrà a votare il 20%.  Come   rimediare?
Lo si deve ricavare dai giornali, che dicono e non dicono, tanto è pericoloso il potere che sfidano: “Alcuni magistrati anti-trivelle”, a Potenza, han suscitato uno scandalo giudiziario “a orologeria  contro il governo” per “condizionare il risultato del referendum del 17 aprile”.  I magistrati forniscono ai giornali le intercettazioni fra la ministra Guidi e il suo “fidanzato”, che certo fanno una brutta impressione: ma sono del 2014, perché proprio alla vigilia del referendum minacciato dalle astensioni?  Il trucco è: richiedendo proprio oggi le custodie cautelari (il carcere preventivo), si possono e devono “rendere pubblici gli atti” ossia le intercettazioni d’accusa. Su cui il circo mediatico salta  come un cane sull’osso.
Dalle intercettazioni, gli accusatori di Potenza  risalgono a “un sistema”, alla “lobby del petrolio”,  insomma ad uno dei loro soliti teoremi che – in secondo grado  di giudizio –  quasi sempre  finiscono in nulla, con tutti assolti  (spesso dopo mesi di carcere preventivo e la vita distrutta); ma ormai hanno raggiunto lo scopo, con l’aiuto dei giornali manettari e dell’opposizione più pirla: fermare lo sviluppo. Quelli sono i magistrati anti-Tav, anti Ilva, anti-trivelle, anti-tutto ciò che produce e dà lavoro qualificato . Una magistratura retriva e arretrata perché priva di ogni cultura industriale, regressiva come i wahabiti, che sta imponendo la “sue” politiche (anti)industriali ad un governicchio facile da destabilizzare con scandali veri e presunti, grazie ad intercettazioni a tappeto 24 ore su 24. Non sto difendendo il governicchio: dico che il pericolo è  la magistratura. Il governicchio ha dritto di fare politiche industriali , e il progetto Tampa Rossa lo è. La “Lobby”, il “sistema” che la magistratura accusa è, fra l’altro, l’Eni. Questa magistratura vuole che Taranto viva di coltivazione delle cozze, l’Italia di energia solare (coi pannelli Made in China), la Basilicata viva di noci,  il Sud di sussidi pubblici e false pensioni di invalidità, e che i treni vadano a 25 allora. Soprattutto, protegge i poteri indebiti che s’è conquistata con Mani Pulite.  Posto qui di seguito l’articolo di uno dei pochi giornalisti che non risponda con le salivazioni dei cani di Pavlov, disponendosi all’attacco degli accusati della magistratura manettara, che poi saranno prosciolti anni dopo. Mattia Feltri, de La Stampa. E’ un excursus storico delle imprese del potere giudiziari contro il potere esecutivo. I neretti sono miei.

venerdì 1 aprile 2016

NEL MENTRE IN ITALIA SI SUOLE RINUNCIARE AL GAS CHE GIA’ ABBIAMO NELLO STESSO MARE LA CROAZIA…..

Il 2 gennaio 2016 il Ministero croato dell’Economia ha concesso le prime licenze per l’esplorazione e lo sfruttamento di idrocarburi in Adriatico. Difatti 10 licenze sono già operative per esplorazioni petrolifere nel Mare Adriatico. E’ l’esito della prima gara conclusasi il 3 Novembre scorso che ha attratto sei compagnie petrolifere per 15 aree su 29 per un totale di 36.882 km² offerti. E’ ciò che emerge dal Ministero dell’Economia della Repubblica di Croazia, nel suo comunicato ufficiale: “Le offerte sono state ricevute da un totale di 6 aziende in 15 aree di ricerca. La commissione di esperti guidata dal Ministro dell’Economia Ivan Vrdolja ha valutato positivamente le offerte per 10 aree di esplorazione, che sono state concesse alle aziende Marathon Oil, OMV, ENI, MedOilGas e INA. Il consorzio composto da Marathon Oil e OMV ha ricevuto il permesso per l’esplorazione e lo sfruttamento di idrocarburi in sette aree di ricerca: n. 8 nel Nord Adriatico, nn. 10, 11 e 23 nell’Adriatico Centrale, nn. 27 e 28 nell’Adriatico Meridionale. Il consorzio composto da ENI e MedOilGas ha ricevuto il permesso per l’esplorazione e lo sfruttamento di idrocarburi nella zona di ricerca n. 9 dell’Adriatico centrale, mentre alla croata INA – Industrija Nafte dd è stata concessa una licenza per l’esplorazione e lo sfruttamento di idrocarburi in due aree di esplorazione, la n. 25 e la n. 26 nell’Adriatico Meridionale”. Le licenze di esplorazione sono valide per un periodo di cinque anni, e il governo ha fissato come scadenza il 2 aprile per la firma con gli offerenti vincitori. La Croazia, che ha aderito all’Unione europea nel luglio 2013, è in recessione dal 2009 e spera che il petrolio e il gas dell’Adriatico possano contribuire a migliorare la crescita economica per un valore di circa 2,5 miliardi dollari nei prossimi cinque anni. Il programma di lavoro durante la prima fase di esplorazione (primi 3 anni) per le concessioni prevede prospezioni sismiche ed elaborazione dei dati, con la possibilità di perforare un pozzo nella seconda fase di esplorazione se le compagnie petrolifere decideranno di procedere. “Uno studio strategico verrà completato prima che le concessioni siano firmate definitivamente” riferisce Barbara Dorić, capo dell’Agenzia Nazionale Idrocarburi.

mercoledì 30 marzo 2016

GOVERNO RENZI: “ SERVE MANOVRA DA 40-50 MILIARDI, OTTOBRE NERO PER RENZI”


“Sulla base delle ultime previsioni pubblicate da Ocse, Fondo Monetario Internazionale, Commissione europea, Banca d’Italia, Corte dei Conti, Istat e Standard & Poor’s sull’andamento del Pil e dell’inflazione in Italia, nel 2016 avremo una crescita nominale (data da crescita reale piu’ inflazione) nel nostro paese pari, se va bene, all’1,3% (1%-1,1% di crescita reale piu’ 0,2% di inflazione). Esattamente la meta’ del 2,6% (1,6% di crescita reale piu’ 1% di inflazione) previsto dal governo nei suoi ultimi documenti di finanza pubblica (Nota di aggiornamento al Def)”. Lo dice Renato Brunetta, capogruppo di Fi alla Camera.  Ma, continua, “noi temiamo possa andare ancora peggio, perche’ le stime ad oggi disponibili non scontano ancora gli effetti dell’aggravata deflazione, degli ultimi attacchi terroristici e dell’incertezza delle aspettative di consumatori e imprese che ne deriva. I numeri, quindi, possono soltanto peggiorare. A questo punto, come fanno a tenere i conti Renzi e Padoan? Irresponsabili. Da quando sono al governo hanno sbagliato tutta la politica economica e imbrogliato i cittadini e l’Europa con il gioco delle tre carte”.”Da qui a ottobre sara’ un crescendo tragico per Renzi. Fino a quando, in un mese solo, si concentreranno, da un lato, il referendum sulla riforma costituzionale e, dall’altro, la recessione economica – che fara’ manifestare in tutto il suo fulgore il flop del Jobs act, con relativo aumento della disoccupazione e crollo dei consumi – e la manovra da fare necessariamente nella Legge di stabilita’ per correggere i conti: 21,8 miliardi per riportare il deficit dal 2,4% del 2016 all’1,1% del 2017 pattuito con l’Europa; 17 miliardi per evitare le clausole di salvaguardia gia’ previste per il 2017; e altri 5-8 miliardi per colmare i buchi delle mancate privatizzazioni e della mancata Spending review. Totale: 40-50 miliardi. Caro Renzi- conclude Brunetta- e’ noto: i governi cadono in autunno”.

DIECI CLASS ACTION CONTRO RENZI

Dai mutui all'immigrazione irregolare: l'offensiva del forzista Brunetta

Contro l’odiato canone in bolletta della Rai («imposta espropriativa») e l’inasprimento delle norme sui mutui immobiliari passando per la denuncia delle «maglie troppo larghe sull’immigrazione irregolare». Sono solo alcune delle dieci class action – azioni legali collettive - contro il governo Renzi con le quali si sta organizzando una forma inedita di opposizione che intende togliere l’esclusiva al rivendicazionismo del MoVimento 5 Stelle: il «situazionismo moderato». È questa infatti «l’armatura nuova» con cui Renato Brunetta intende lavorare ai fianchi il governo Renzi sul modello Erin Brockovich, l’avvocato statunitense reso celebre dall’interpretazione del premio Oscar Julia Roberts che sfidò e vinse la battaglia dei cittadini contro una multinazionale che aveva inquinato le falde acquifere.
In Italia l’obiettivo del capogruppo alla Camera di Forza Italia non è un colosso del capitalismo ma fornire uno strumento agile di democrazia diretta («un’intuizione del professor Luca Antonini, avvocato di valore, ordinario costituzionalista all’università di Padova», ci tiene a precisare) per «spezzare l’incantesimo maligno di tre presidenti del Consiglio non eletti e di un Parlamento illegittimo, ma che non suscita scandalo». L’iniziativa di Brunetta, già annunciata nelle scorse settimane, è on-line sulla piattaforma Change.org dove è possibile firmare una a una le dieci petizioni che riguardano, rispettivamente, il canone Rai in bolletta elettrica; la tassa sull’ascensore; la mancata tutela delle concessioni balneari italiane; il mancato rinnovo incentivi per energia pulita; l’inasprimento delle norme sui mutui immobiliari; i rimborsi ai risparmiatori truffati dalle banche; l’abolizione delle limitazioni della responsabilità degli amministratori delle banche; le maglie troppo larghe con l'immigrazione irregolare; le maxi bollette e le multe con l’autovelox.
Tutte tematiche - questo è il nodo sociale della proposta - che riguardano settori dove la burocrazia, le «caste» e l’autoreferenzialità di poteri che rispondono solo a loro stessi drenano energie e risorse alla società: tra le più politiche delle azioni proposte – dopo il caso di Banca Etruria - vi è quella che vuole eliminare ad esempio «i limiti alla possibilità degli azionisti e obbligazionisti danneggiati di rivalersi sui patrimoni delle banche». Un insieme di punzecchiature, queste proposte dalla piattaforma, che secondo l’ex ministro può «atterrare il pachiderma», ossia l’esecutivo dell’ex rottamatore, «come capita in natura per l’assalto concentrico di sciami d’api».
Quella inaugurata da Brunetta insomma – da sempre laborioso anche in termini di novità – vorrebbe affermarsi come «una strategia nuova per la politica» che individua, come obiettivo finale, ciò che lo stesso premier Renzi ha posto come estremo spartiacque: il referendum di ottobre sulle riforme istituzionali. Questo lavoro ai fianchi è pensato proprio sulla falsariga di ciò che la piazza del Family Day, che ha già posto la sfida al referendum come atto di affermazione popolare contro Renzi, sta mettendo in circolo contro la «democrazia negata». Ma c’è più. Per Brunetta dall’elaborazione di queste class action può anche emergere un risultato endogeno: una vera e propria classe dirigente per il centrodestra, sempre «se Forza Italia intende indossare questa armatura». Come? «Intorno a ciascuna di queste battaglie emergerebbe un leader vero – ha scritto - non nominato, capace di coagulare e di dare voce a settori precisi e con interessi chiari e determinati». Dieci «situazionisti» che potrebbero essere rivelarsi utili al Cav alla perenne ricerca di volti nuovi per il suo pallino di sempre: un partito senza politici. Antonio Rapisarda

lunedì 28 marzo 2016

AAA…. VENDESI: L’ITALIA DIVENTA PROVINCIA D’ARABIA


I capitali degli sceicchi stanno acquisendo i centri del potere finanziario e industriale Banche, fashion, immobili, turismo, energia e quartieri storici delle grandi città

Si sono affacciati con curiosità poi siccome l’appetito vien mangiando hanno cominciato ad accaparrarsi dei gioielli più appetitosi e strategici del made in Italy. Quella dei ricchissimi arabi è diventata una sorta di bulimia: moda, immobili, hotel, banche e grande imprese strategiche dall’energia alla difesa fino a quel simbolo italiano che è l’Alitalia. Un’attenzione che viene da lontano. Guadagnò grandi titoli sui giornali nel 1976 la mossa della Lafico, la holding finanziaria di Muhammar Gheddafi, entrata in Fiat con i petrodollari rilevando quasi il 10%. «I libici? Si comportano come banchieri svizzeri» aveva detto Giovanni Agnelli. La quota è poi stata progressivamente ridotta fino in pratica ad azzerarsi.
Negli ultimi dieci anni è stata una corsa ad accaparrarsi i pezzi migliori dell’Italia. Tanti avamposti economici che preludono ad una colonizzazione culturale anche se, da abili strateghi, gli arabi procedono con circospezione. Una volta messe le mani sul bottino lasciano ai piani alti la dirigenza italiana ma le decisioni vengono prese ad Abu Dhabi o a Dubai. Non è difficile pensare che i legami finanziari possano avere un risvolto politico. Così inseguendo la rete dei finanziamenti dell’Isis da mesi le attenzioni sono concentrate su Kuwait, Qatar e Arabia Saudita. Non che siano questi paesi a foraggiare direttamente l’organizzazione, ma gruppi al loro interno che comunque impongono di mantenere una certa attenzione sull’area. E da tempo l’Italia ha stretti affari con il mondo arabo. Insomma il mondo islamico non è poi così lontano da noi e non è solo quello dei poveri immigrati a caccia di lavoro ma dei grandi capitali. Approfittando della crisi economica e quindi della maggiore disponibilità del governo ad aprire le frontiere ai capitali esteri, gli emiri si sono gettati a capofitto nel business che può offrire il nostro Paese e a prezzi stracciati. Il loro è uno shopping sistematico e tentacolare che nell’arco di una decina d’anni ha superato i cinque miliardi di euro. Ma la potenza di fuoco finanziaria degli sceicchi è tale che si fa fatica anche a descriverla. Solo i fondi sovrani dei Paesi del Golfo, gli organismi statali che hanno

venerdì 25 marzo 2016

ACQUA NON E’ PIU’ UN BENE PUBBLICO. IL BLITZ DEL PD DI RENZI


L’acqua non è più un bene pubblico. Un’altra novità del governo Renzi, che è diventata ufficiale con l’approvazione, da parte della commissione Ambiente della Camera e con il parere favorevole di relatore e governo, dell’emendamento del Pd, che apre alla gestione dell’acqua da parte dei privati.
Tale emendamento, relativo alla proposta di legge che ha recepito l’esito del referendum sull’acqua pubblica di cinque anni fa, ha proposto – e ottenuto – la soppressione dell’articolo 6 del testo, secondo cui il servizio idrico integrato quale servizio pubblico locale è privo di rilevanza economica. Di conseguenza, la proposta di legge stabiliva l’affidamento esclusivo a enti di diritto pubblico e vietava l’acquisizione di quote azionarie di società di gestione del servizio idrico integrato.
E invece ora i privati, grazie all’approvazione dell’emendamento del Pd e con il consenso del governo, potranno gestire i servizi idrici. A dispetto di quei 26 milioni di ‘Sì’ del referendum del 12 e del 13 giugno del 2011, quando il 54% degli elettori bocciò qualsiasi forma di privatizzazione dell’acqua.
“Il Pd ha affossato la legge popolare sull’acqua pubblica e calpesta la volontà di 27 milioni di italiani. La maggioranza ha votato a favore dell’emendamento del deputato piddino Borghi che cancella l’articolo che prevede che l’acqua sia pubblica, che la gestione dell’acqua sia pubblica e che le infrastrutture dei servizi idrici siano pubbliche”.

mercoledì 23 marzo 2016

CON IL BUONISMO NON SI VINCONO LE GUERRE E NOI SIAMO IN GUERRA.


Con il buonismo non si vincono le guerre e noi siamo in guerra. L'ennesima strage.34 morti. 200 feriti.
E noi in Italia a dargli solo diritti e assistenzialismo senza imporgli dei doveri. Per due giorni vi saranno lacrime di coccodrillo, parole di circostanza, cerimonie, l'intervento della Boldrini, fiaccolate e inutili manifestazioni "pacifinte"con la bandiera della pace. Poi tutto riprenderà come prima con il solito buonismo fino alla prossima inevitabile strage. Quello che serve invece è una risposta dura a partire dal necessario blocco dall'indiscriminata accoglienza di questi milioni di clandestini che sono il brodo dentro cui fermenta l'intolleranza e l'estremismo. Solo con la difesa della nostra Identità almeno in casa nostra possiamo salvarci. I tanti vestaglioni che fanno la fila alle CARITAS delle nostre chiese non crediate sia tutti dispiaciuti per questi attentati. Se questi vengono individuati questi vanno #RIMPATRIATI!! Con il buonismo non si vincono le guerre e noi siamo in guerra. Luca Bartolini

mercoledì 16 marzo 2016

Berlusconi affonda la Meloni: "Leghisti ed ex fascisti? Solo liti"

"I leghisti a Roma sono tutti ex fascisti e hanno liti tra di loro che sbocciano tutti i giorni"

"Non arretro sulla candidatura di Guido Bertolaso a Roma". Silvio Berlusconi, intervistato aLa telefonata di Maurizio Belpietro a Mattino Cinque ha le idee chiare.

"Bertolaso vincerà con una sua lista civica, ne sono certo". Il Cavaliera poi parla della Lega e del peso elettorale che il Carroccio ha a Roma: "I leghisti a Roma sono tutti ex fascisti e hanno liti tra di loro che sbocciano tutti i giorni". A questo punto, il leader di Forza Italia parla della probabile candidatura di Giorgia Meloni: "Non ha nessuna possibilità
di diventare sindaco di Roma".

Il Cavaliere incontrerà la Meloni per discutere della sua candidatura e afferma: "Non ho speranza di convincerla", perchè "le donne, qualsiasi cosa gli dici, fanno quello che vogliono loro". Liquida poi come "meschina strumentalizzazione! la polemica sulla gravidanza di Giogia Meloni come controindicazione alla corsa al Campidoglio e , da Mattino Cinque, Silvio Berlusconi ribadisce che "la signora Melni sa benissimo che non ha nessuna possibilità di diventare sindaco mentre quella sul suo futuro ruolo di madre è una stupidaggine del teatrino della politica. Che disastro questa politica".

giovedì 10 marzo 2016

ALLE ELEZIONI COSA SUCCEDE: DOCET BERLUSCONI.

Paolo Savelli Sul PD la domanda che tanti si fanno (ma non lo dicono apertamente) è: ma se fanno pastette alle loro primarie, alle elezioni in cui votiamo tutti che combinano?
#domandissimainsidiosissima. Una battaglia continua del presidente Berlusconi per avere scrutatori e rappresentanti di lista, pensate abbiamo perso du elezinoi politiche le prime per 30mila voti e 130mila alle ultime……….