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mercoledì 12 agosto 2015

RENZI KO, Brunetta: “Ora serve una grande coalizione”


Intervista a RENATO BRUNETTA di Antonella Coppari sul Quotidiano Nazionale
“Comunque vada a finire il premier non ha futuro. Per Renzi è una situazione lose-lose”. 11  Scusi, presidente. Brunetta?  “Comunque andrà a finire lo scontro sulle riforme, lui perde”.  La battaglia al Senato è strumentale? L`obiettivo della minoranza Pd è far fuori il premier?  “Senza ipocrisia, noi vogliamo far fuori il premier. Questa è la linea di Forza Italia, che vede in lui una iattura per il Paese. Penso che la parte più consapevole del Pd abbia questa visione”. Spesso la minoranza Pd nel momento chiave si è sciolta. Stavolta andrà fino in fondo? “E` l’ultima chance che ha, l`ultimo treno per Yuma. Per noi è diverso: siamo all`opposizione e conduciamo da lì la battaglia”.  Sia sincero: boccerete qualsiasi mediazione? “Beh, no. Saremmo ben felici se il premier dicesse che mi sono sbagliato, i senatori vanno eletti, se aggiungesse che ci vuole il premio alla coalizione nell`Italicum e non alla lista, se insomma venisse sulle nostre posizioni. È chiaro che il Renzi 2 sarebbe un Renzi morto”.  Tanto vale per lui cercare i voti altrove sulle sue proposte.  “Anche se facesse la faccia feroce, costringendo il presidente Grasso a mille acrobazie, non ne uscirebbe vincitore perché avrebbe di fronte un Parlamento devastato e un Paese con l`amaro in bocca. Ha fatto il deserto e l`ha chiamato riforme, parafrasando Tacito. Si è spinto troppo oltre con la sua arroganza. In Europa l`hanno sgamato, ora anche in Italia tutti hanno scoperto che il re è nudo”. Ottenendo il premio alla coalizione per l`Italicum non votereste il bicameralismo, offrendo a Renzi una via d`uscita?  “No. Le due cose stanno insieme”. Romani sembra tessere la tela del nuovo Patto del Nazareno mentre lei la disfa.... “Figuriamoci. All`ultimo consiglio nazionale di Forza Italia abbiamo approvato all`unanimità un documento in cui si richiede il Senato elettivo e la modifica dell`Italicum insieme”. Con Verdini la maggioranza si è allargata. “Mettiamola così: da un punto di visto politico, con la sua maggioranza democratica, i transfughi di Alfano e quelli di Verdini, Renzi non può cambiare la Costituzione in modo tanto dirompente. Al capo dello Stato vorrei ricordare le parole che diceva quando si trattò di votare la riforma costituzionale del centrodestra. Lui, all’epoca deputato, lamentava l`involuzione autocratica di

martedì 11 agosto 2015

IL GOVERNO NON HA I NUMERI

Mattarella convochi Renzi al Quirinale, gli chieda conto della sua non maggiorana. Il deficit è strutturale, non è contingente

lunedì 10 agosto 2015

SE 176 SEMBRAN POCHI…….

Nel novembre 2011 per molto meno, senza alcuna bocciatura, ed anzi dopo un voto favorevole della Camera, il Presidente Napolitano convocò Silvio Berlusconi e gli impose le dimissioni.
Ora, con scarsissima sensibilità istituzionale e personale, il Presidente emerito Napolitano cerca di precostituire una strada per il suo successore, chiedendo con il suo silenzio di avallare una sorta di moral suasion di un Quirinale ombra. Inutile che il premier faccia riferimento alle 46 fiducie fin qui ottenute. Proprio il numero esagerato dice che Renzi ha dovuto piegare costantemente con la logica della prova di forza la propria maggioranza. Ha dovuto farlo su questioni secondarie e dopo aver in ogni modo impastato compromessi non da governo serio, ma da non-governo.
UN NON-GOVERNO CONCLAMATO CHE VUOLE IMPORCI UN'AUTOCRAZIA. VEDI ALLA VOCE EUGENIO SCALFARI. Quello di Renzi è oggi un non-governo conclamato, tirarne in lungo la sua esistenza significa lasciar sprofondare l'Italia nel disastro, nel non-essere. La realtà che ci assedia da ogni parte impone una decisione che non può farsi imporre la tregua dal generale agosto. Come dimostrano i tentativi dalla parte della non-maggioranza (vedi Zanda e Martina), il tentativo è di nascondere nella carta colorata della disponibilità al cambiamento un vero e proprio imbroglio.
L'editoriale odierno di Eugenio Scalfari è incontrovertibile sulla questione del disastro per la nostra democrazia contenuto nel combinato disposto di Senato non elettivo, ridotto a dopolavoro senza peso e senza dignità, e una legge elettorale che porterebbe il Paese fuori dal novero dei Paesi occidentali, nel territorio oscuro della autocrazia.