Negli ultimi anni il Reparto Barberia della camera ha ridotto gli
introiti, 90mila euro circa a fronte di un costo di 500mila euro per il
bilancio di Montecitorio, ovvero 400mila euro in perdita. Si calcola che taglino
i capelli non più di 23 volte alla settimana, in tutto. Una soluzione andava
trovata. Come scrive il quotidiano "Il giornale", la trattativa è
finita a tarallucci e vino, con una delibera del massimo organo interno di
Montecitorio che tiene aperto l' indispensabile servizio di barberia per gli
onorevoli (esteso per pari opportunità, su indicazione della Boldrini, anche
alle deputate come servizio di parrucchiere), con la differenza che i barbieri
in servizio non saranno più sette, ma quattro. E gli altri tre? Qui sta il
colpo di genio. I tre barbieri in esubero da domani diventeranno «assistenti
parlamentari». In altre parole verranno promossi,
perché l' inquadramento dei barbieri alla Camera è quello di «operatore
tecnico», livello più basso rispetto all'«assistente parlamentare», a cui si
accede per concorso come per le altre qualifiche. Lo stipendio? Più o meno lo
stesso, intorno ai 140mila euro l'anno.
lunedì 1 febbraio 2016
domenica 31 gennaio 2016
GLI UNICI CRETINI A PORTE APERTE
Ora andiamo a
lezione dalla Svezia: lì sanno organizzare i rimpatri, noi ci proviamo invano
da anni e anni
Vittorio
Feltri - Abbiamo
appreso dalla lettura dei giornali che alcuni Paesi del Nord - Svezia,
Finlandia e Olanda - hanno studiato un piano, in via di realizzazione, per
espellere migliaia e migliaia di profughi, naturalmente musulmani. Perché? Gli stranieri quando sono troppi
stroppiano. La tesi, per quanto terra terra, si può condividere e, anche no.
Dipende da come si valuta. Ma non è di ciò che vogliamo discutere, bensì del
fatto sorprendente che olandesi e scandinavi siano in grado di organizzare
rimpatri in massa di stranieri, mentre noi italiani da anni e anni cerchiamo di
fare la stessa cosa senza riuscire a cacciarne neppure alcune decine. Ci
abbiamo provato in mille modi, miseramente fallendo. C'è sempre un impedimento,
una complicazione burocratica o giudiziaria che ci vieta di procedere. Anche
gli extracomunitari che commettono e reiterano reati la fanno franca. Magari
vengono arrestati, talvolta processati, condannati e rinchiusi in carcere, poi
però escono subito perché in fondo sono dei poveracci e suscitano pietà nei
giudici, cosicché ricominciano a delinquere e nessuno si prende la briga di
rispedirli a casa loro. Le autorità si giustificano affermando che la maggior
parte degli immigrati non ha passaporto, non se ne conosce l'identità esatta né
la nazionalità, pertanto non si sa dove «spedirli» e si è costretti a
trattenerli, malgrado sia scontato che seguiteranno a violare il codice penale
allo scopo di mettere insieme il pranzo con la cena. Primum vivere, non è una
novità. In effetti, le operazioni di rimpatrio sono più complicate di quelle
relative ai respingimenti. Però ci domandiamo per quale arcano motivo la
Svezia, la Norvegia e l'Olanda abbiano escogitato una soluzione al problema
rimpiatri, quando noi siamo ancora qui a subire presenze sgradite. Da notare
che i citati Paesi sono alle prese con folle immense da espellere, mentre noi
non siamo capaci neppure di imbarcarne un numero esiguo, cioè i malviventi.
Siamo davanti a un mistero talmente fitto da essere insondabile.
Sarebbe interessante
sapere quale sia l'opinione del nostro governo. Non stiamo attaccando il
premier, Matteo Renzi; semplicemente desidereremmo scoprire perché costui,
dinanzi alle iniziative radicali dei Paesi nordici, non invii un proprio
delegato nei medesimi Paesi per comprendere perché essi siano attrezzati onde
rigettare in un botto centomila islamici e noi, viceversa, ci rassegniamo a
ospitare tutti i fedeli di Allah - milioni di individui - che progettano di
farci secchi. La nostra è una semplice curiosità, che però meriterebbe di
essere soddisfatta, se non altro perché le spese di mantenimento dei profughi
sono a carico dei cittadini, e non sono due soldi.
giovedì 28 gennaio 2016
GIORNO MEMORIA “FORZA ISRAELE, NOI DI FORZA ITALIA SIAMO CON TE”
“La giornata della memoria è il modo migliore
per guardare il presente. La Shoah ci guarda ancora con gli occhi
delle sue vittime e ci fa vergognare non del passato ma dell’oggi.
L’antisemitismo non è un rischio, ma un’evidenza di queste ore. Esso si esprime
certo nella volontà di taluni Stati e dei loro leader di annientare Israele e
di alimentare l’odio verso gli ebrei, ma ha focolai vivi e minacciosi in Europa
e in Italia. Non basta puntare il dito contro le cellule dell’Isis o certi
movimenti di estrema destra o di estrema sinistra, ma va denunciata
l’acquiescenza che determina il clima intollerabile respirato dagli ebrei
italiani, in pericolo per il solo fatto di farsi riconoscere come tali. Oggi va
denunciato e combattuto con le armi della cultura e dell’informazione un
antisemitismo da zona grigia di tanta opinione pubblica, ‘moderato’, pigro, che
non muove le mani e non tira coltellate, condanna Auschwitz, e ci mancherebbe,
ma guarda ai coltelli dell’Intifada a Gerusalemme o a Milano con indifferenza o
giustificazionismo. In tanti devono farsi oggi l’esame di coscienza, e uscire dall’ambiguità.
Forza Israele, noi di Forza Italia siamo totalmente con te”.
Così in una
dichiarazione congiunta, a nome di tutto il gruppo di Forza Italia alla Camera,
il presidente dei deputati azzurri, Renato Brunetta, e la portavoce dei
parlamentari a Montecitorio, Mara Carfagna, che oggi interverrà in Aula in
occasione della giornata della memoria.
martedì 26 gennaio 2016
BENZINA A 44 CENTESIMI AL LIBRO. MA RENZI NON TOGLIE LE TASSE COME AVEVA PROMESSO A PORTA A PORTA.
https://www.facebook.com/WIlM5s/videos/720945581339118/
ECCO
LE PROMESSE NEL 2014 DI RENZI SULLA BENZINA ---> VERGOGNA!!! Oggi il prezzo
del petrolio è 28,74 dollari al barile. Bassissimo ma pensate, in giornata è
persino sceso sotto i 28 dollari, precisamente ha toccato 27,67 dollari al
barile. Non succedeva dal 2003! Ebbene in quanti si staranno domandando “perchè
se il petrolio costa così poco la benzina è così cara?”. C'è da dire che lo
Stato strozzino applica tasse vergognose sulla benzina. Quelle tasse che il
"Premier non eletto da nessuno" promise di “razionalizzare” entro il
2014!
L’unica
colpa è dello Stato. Altro che le compagnie petrolifere.
Oggi la benzina alla pompa potrebbe costarci 44 centesimi al litro. Ma non succederà mai. Mai
il prezzo andrà sotto l’euro. Nemmeno se le compagnie petrolifere, stordite da
un colpo di sole, dovessero iniziare a regalare a destra e a manca l’oro nero.
Questo perché in Italia le imposte, che Matteo
Renzi si guarda bene dal cancellare, gravano sul prezzo di benzina e diesel per oltre
due terzi. Quando andiamo a fare rifornimento, insomma, dobbiamo tener presento
che oltre a riempire il serbatoio della nostra auto, stiamo anche riempiendo le
tasche di uno Stato famelico e incapace di amministrate i nostri soldi. Rispetto
al 2008 il prezzo della benzina al netto delle tasse è inferiore del 18,8%. Il che, come fa
notare Sergio Rizzo sul Corriere della Sera, si
tramuta in “un rincaro del
31,4% esclusivamente attribuibile alle tasse”. Negli ultimi sette
anni le accise sono, infatti, cresciute del 46% mentre il carico dell’Iva è aumentato del 21,8%. “Nel dicembre 2008 le accise pesavano su un
litro di gasolio per 42,3 centesimi – spiega Rizzo – c’erano poi da sommare
18,53 centesimi di Iva: non il 20 per cento (livello dell’aliquota dell’imposta
sul valore aggiunto allora vigente) rispetto ai 50,34 centesimi che all’epoca
costituivano il prezzo della nafta al netto del carico fiscale, bensì quasi il doppio. Esattamente, il
36,8 per cento”. Questo perché l’Iva viene applicata anche sulle
accise, non solo sul prodotto industriale. Insomma, lo Stato tassa anche le
tasse. Sette anni fa le imposte sulle imposte toccavano i 60,82 centesimi, il
57,4% del totale. Oggi, continua Rizzo sul Corsera,
“si è arrivati a 84,31, e siamo
al 67,4% del totale. Una differenza di quasi 23,5 centesimi per litro, che
proiettata sulle 22 milioni di tonnellate
di gasolio consumate annualmente in
Italia significa per il fisco un maggiore introito di quasi 5,2 miliardi di
euro ogni 12 mesi”.
Tanto per capirci: le tasse sulle tasse valgono da sole circa 3 miliardi di euro
sui consumi totali di gasolio.
Su ogni litro di benzina
le imposte
gravano per 72,8 centesimi. “Se
si aggiunge anche l’Iva, considerando anche in questo caso l’impatto delle
tasse sulle tasse – calcola Rizzo – il peso del prelievo fiscale sfiora un euro
su un costo medio alla pompa di un euro e 421”. Insomma, poco
meno del 70% del prezzo finale va al Fisco, quindi allo Stato. Quindi, non è
così peregrino chiedersi perché sino a ora Renzi, che si vanta di abbassare le
tasse ovunque, non ha ancora messo mano a questo furto legalizzato. Perché non
possiamo pagare un litro di benzina 44 centesimi?
Perché dobbiamo finanziare
un Fisco
sanguisuga.
sabato 23 gennaio 2016
RENZI ALLARGA LA MAGGIORANZA CON ALA (VERDINI) RIPAGATI CON TRE VICE PRESIDENTI DI COMMISSIONI, NESSUNA NOVITA’ CHI LASCIA LO FA PER POTERE: VERGOGNA
L'alfaniano eletto come
previsto nei possibili equilibri per un rimpasto di governo che sarà concluso
nelle prossime settimane. Ma la notizia è l'elezione dei tre verdiniani.
Romani: "Prendiamo atto della nuova maggioranza". Pietro Langella è
stato nominato "vice" alla Bilancio, Giuseppe Compagnone alla Difesa
e Eva Longo alle Finanze. Tutti sono stati eletti in quota maggioranza. "Abbiamo
ottenuto tre vicepresidenze - esulta il capogruppo al Senato, Lucio Barani -
tutte molto votate". La mossa di Matteo Renzi, come fa
giustamente notare il capogruppo dei senatori azzurri Paolo Romani, sancisce
l'ingresso di Ala in maggioranza. "Non avevamo dubbi al riguardo
- commenta - oggi c'è stata una ratifica formale". In realtà l'accordo raggiunto sulle
vicepresidenze in commissione fa più male al Pd che alle opposizioni. Ieri
il voto degli uomini di Denis Verdini al Senato, decisivo ai fini del
raggiungimento della maggioranza assoluta. Oggi la elezione di tre vice
presidenti delle commissioni al Senato appartenenti al gruppo Ala. La decisione
di Renzi ha fatto infuriare la minoranza dem. "Forse è il caso
che Renzi ci dica se esiste una nuova maggioranza politica che sostiene il
governo e che comprende anche Verdini - ha detto Roberto Speranza -e è così si
deve aprire un dibattito pubblico e in parlamento". Pier Luigi Bersani
ha subito rincarato la dose: "Non accetterei mai uno snaturamento del
Pd così evidente e palese. Il Pd non può diventare l'indistinto dove tutto si
ammucchia. Queste pensate tattiche e trasformistiche sono destinate a essere
spazzate via". Il deputato di Sinistra Italiana Alfredo D'Attorre
sfida i parlamentari del Pd che nelle settimane scorse hanno ripetutamente
ribadito l'incompatibilità di Verdini con il progetto del Partito Democratico: "E
invece Verdini viene ricompensato della sua 'affiliazione' al progetto
Renzi-Boschi con l'assegnazione di tre poltrone al Senato e l'ingresso
ufficiale in maggioranza". Nicola Fratoianni: “Hanno
devastato la Costituzione con i voti dei verdiniani e dei senatori dell’ex
leghista Tosi e a meno di 24 ore le indiscrezioni riportano del mercato in
corso per ottenere posti di comando nelle Commissioni al Senato, naturalmente
con i senatori di Verdini protagonisti. Insomma le istituzioni trattate come un
suk”. Ha una spiegazione alternativa il capogruppo di Ala Lucio Barani:
“Con una decisione anti-democratica siamo stati esclusi dalle altre minoranze.
La maggioranza ha sanato questa decisione”. Chi invece è pienamente in
maggioranza è l’avvocato-senatore dell’Ncd Nico D’Ascola, nuovo
presidente della commissione Giustizia. La sua elezione, attesa, non è stata
una passeggiata.
mercoledì 20 gennaio 2016
GALASSINI FI: AREA VASTA ROMAGNA, FAENZA CON RAVENNA MEGLIO FORLI. IL PRESDIENTE CASADIO ACCETTA LA PROPOSTA, SE NE PARLERA’ NEL PROSSIMO CONSIGLIO PROVINCIALE CON LA PRESENZA DEL DIRETTORE ASL AREA VASTA!
La sinistra sta cambiando
tutta la politica istituzionale e infrastrutturale decisa da decenni con la
proposta Delrio di eliminare l’importante opera dell’E55 e la riforma
istituzionale,
La proposta di una vasta area Romagna per le
Camere di Commercio sembra svanire dopo la proposta che le due Camere di commercio di Ravenna e Ferrara contro la fusione con Forli/Cesena e Rimini.
Nella scelta ravennate forse c’è una logica: Ravenna e Ferrara sono sull'asse dell’ Adriatica e
Comacchio intende allearsi istituzionalmente! I Comuni della Romagna Faentina hanno come loro
perno l'asse della via Emilia e di
questo non possono fare a meno. Infatti è nato un progetto di sviluppo
turistico tra Faenza e Imola con la
costituzione di una società parapubblica fra le due realtà. L'Unione dei Comuni
della Romagna Faentina fa perno sulla
via Emilia. Quindi la Romagna
Faentina non può non fare riferimento
alla Camera di Commercio Forli-Rimini. Anche gli studi istituzionali per le
elezioni dei deputati prevede che Faenza sia legato a Bologna, disminunendo il
valore aggiunto faentino;
In questa logica una riflessione
sull’ dell’ area vasta Romagna. Sono state create 3 subaree, Ravenna (comprendente Lugo e Faenza); Cesena-Forli,
Rimini a senso che Faenza, debba
continuare ad andare a Ravenna? Scomodo sotto tutti gli aspetti non sarebbe
meglio a Forlì-Vecchiazzano che si raggiunge con 15 minuti di auto! Pur non condividendo
la politica istituzionale del Pd ravennate che ha vinto le elezioni regionali
con il 40% dei votanti e il 40% dei consensi che rappresenta solo il 18% degli aventi diritto , CHIEDO: Viste le modifiche del PD sulle
politiche istituzionali, il consiglio provinciale di Ravenna faccia una RIFLESSIONE per l’interesse dei cittadini per un migliore
utilizzo dei servizi erogati per il turismo, istituzionale, Camere di commercio
e in particolare per la Sanità da
inserire con Faenza, nell’asse della via
Emilia con Forli investendo nella discussione i consigli comunali delle zone
interessate. Vincenzo Galassini
Consigliere Provinciale Ravenna FORZA ITALIA
martedì 19 gennaio 2016
LA LEGGE PER MANDARE A CASA I DIPENDENTI PUBBLICI CHE NON LAVORANO C’E’ GIA’ E DEVE ESSERE APPLICATA: E’ LA LEGGE BRUNETTA
La Legge per
mandare a casa e licenziare definitivamente i dipendenti pubblici che non
lavorano c’è già e deve soltanto essere applicata: è il decreto
legislativo 150 del 27 ottobre 2009, che attua la legge 15 del 4 marzo 2009, la
cosiddetta legge Brunetta.
Norma chiara e trasparente che elenca
una per una le tipologie di infrazioni che comportano il licenziamento per i
dipendenti pubblici «furbi». Proprio quelli su cui vuole intervenire il
governo Renzi
Parola di Cesare
Damiano, presidente della Commissione lavoro della Camera ed ex ministro
Pd: «Per amore di verità dobbiamo dare ragione a chi sostiene che già
esistono leggi che prevedono il licenziamento nella Pubblica Amministrazione.
Si tratta del Decreto legislativo 150 del 2009 dell’allora ministro Brunetta.
La truffa del cartellino di
presenza è specificatamente prevista e sanzionata.
Il problema non è, quindi, quello di fare nuove leggi-fotocopia, ma domandarsi
perché quelle esistenti non hanno funzionato nonostante il fatto che siano del
tutto chiare».
In effetti, il
decreto legislativo 150/2009 (legge Brunetta) ha significativamente modificato
l’assetto previgente in tema di provvedimenti disciplinari.
In particolare, il decreto ha
previsto:
la garanzia dell’applicazione
della sanzione del licenziamento per le infrazioni più gravi;
la punizione degli assenteisti
e di tutti coloro che li supportano;
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