lunedì 1 febbraio 2016

E IO PAGO: LA BOLDRINI SALVA I BARBIERI DELLA CAMERA PROMOSSI ASSISTENTI PARLAMENTARI A 140MILA EURO L’ANNO



Negli ultimi anni il Reparto Barberia della camera ha ridotto gli introiti, 90mila euro circa a fronte di un costo di 500mila euro per il bilancio di Montecitorio, ovvero 400mila euro in perdita. Si calcola che taglino i capelli non più di 23 volte alla settimana, in tutto. Una soluzione andava trovata. Come scrive il quotidiano "Il giornale", la trattativa è finita a tarallucci e vino, con una delibera del massimo organo interno di Montecitorio che tiene aperto l' indispensabile servizio di barberia per gli onorevoli (esteso per pari opportunità, su indicazione della Boldrini, anche alle deputate come servizio di parrucchiere), con la differenza che i barbieri in servizio non saranno più sette, ma quattro. E gli altri tre? Qui sta il colpo di genio. I tre barbieri in esubero da domani diventeranno «assistenti parlamentari». In altre parole verranno promossi, perché l' inquadramento dei barbieri alla Camera è quello di «operatore tecnico», livello più basso rispetto all'«assistente parlamentare», a cui si accede per concorso come per le altre qualifiche. Lo stipendio? Più o meno lo stesso, intorno ai 140mila euro l'anno.




domenica 31 gennaio 2016

GLI UNICI CRETINI A PORTE APERTE


Ora andiamo a lezione dalla Svezia: lì sanno organizzare i rimpatri, noi ci proviamo invano da anni e anni
Vittorio Feltri - Abbiamo appreso dalla lettura dei giornali che alcuni Paesi del Nord - Svezia, Finlandia e Olanda - hanno studiato un piano, in via di realizzazione, per espellere migliaia e migliaia di profughi, naturalmente musulmani.  Perché? Gli stranieri quando sono troppi stroppiano. La tesi, per quanto terra terra, si può condividere e, anche no. Dipende da come si valuta. Ma non è di ciò che vogliamo discutere, bensì del fatto sorprendente che olandesi e scandinavi siano in grado di organizzare rimpatri in massa di stranieri, mentre noi italiani da anni e anni cerchiamo di fare la stessa cosa senza riuscire a cacciarne neppure alcune decine. Ci abbiamo provato in mille modi, miseramente fallendo. C'è sempre un impedimento, una complicazione burocratica o giudiziaria che ci vieta di procedere. Anche gli extracomunitari che commettono e reiterano reati la fanno franca. Magari vengono arrestati, talvolta processati, condannati e rinchiusi in carcere, poi però escono subito perché in fondo sono dei poveracci e suscitano pietà nei giudici, cosicché ricominciano a delinquere e nessuno si prende la briga di rispedirli a casa loro. Le autorità si giustificano affermando che la maggior parte degli immigrati non ha passaporto, non se ne conosce l'identità esatta né la nazionalità, pertanto non si sa dove «spedirli» e si è costretti a trattenerli, malgrado sia scontato che seguiteranno a violare il codice penale allo scopo di mettere insieme il pranzo con la cena. Primum vivere, non è una novità. In effetti, le operazioni di rimpatrio sono più complicate di quelle relative ai respingimenti. Però ci domandiamo per quale arcano motivo la Svezia, la Norvegia e l'Olanda abbiano escogitato una soluzione al problema rimpiatri, quando noi siamo ancora qui a subire presenze sgradite. Da notare che i citati Paesi sono alle prese con folle immense da espellere, mentre noi non siamo capaci neppure di imbarcarne un numero esiguo, cioè i malviventi. Siamo davanti a un mistero talmente fitto da essere insondabile.
Sarebbe interessante sapere quale sia l'opinione del nostro governo. Non stiamo attaccando il premier, Matteo Renzi; semplicemente desidereremmo scoprire perché costui, dinanzi alle iniziative radicali dei Paesi nordici, non invii un proprio delegato nei medesimi Paesi per comprendere perché essi siano attrezzati onde rigettare in un botto centomila islamici e noi, viceversa, ci rassegniamo a ospitare tutti i fedeli di Allah - milioni di individui - che progettano di farci secchi. La nostra è una semplice curiosità, che però meriterebbe di essere soddisfatta, se non altro perché le spese di mantenimento dei profughi sono a carico dei cittadini, e non sono due soldi.

giovedì 28 gennaio 2016

GIORNO MEMORIA “FORZA ISRAELE, NOI DI FORZA ITALIA SIAMO CON TE”


 “La giornata della memoria è il modo migliore per guardare il presente. La Shoah ci guarda ancora con gli occhi delle sue vittime e ci fa vergognare non del passato ma dell’oggi. L’antisemitismo non è un rischio, ma un’evidenza di queste ore. Esso si esprime certo nella volontà di taluni Stati e dei loro leader di annientare Israele e di alimentare l’odio verso gli ebrei, ma ha focolai vivi e minacciosi in Europa e in Italia. Non basta puntare il dito contro le cellule dell’Isis o certi movimenti di estrema destra o di estrema sinistra, ma va denunciata l’acquiescenza che determina il clima intollerabile respirato dagli ebrei italiani, in pericolo per il solo fatto di farsi riconoscere come tali. Oggi va denunciato e combattuto con le armi della cultura e dell’informazione un antisemitismo da zona grigia di tanta opinione pubblica, ‘moderato’, pigro, che non muove le mani e non tira coltellate, condanna Auschwitz, e ci mancherebbe, ma guarda ai coltelli dell’Intifada a Gerusalemme o a Milano con indifferenza o giustificazionismo. In tanti devono farsi oggi l’esame di coscienza, e uscire dall’ambiguità. Forza Israele, noi di Forza Italia siamo totalmente con te”.
Così in una dichiarazione congiunta, a nome di tutto il gruppo di Forza Italia alla Camera, il presidente dei deputati azzurri, Renato Brunetta, e la portavoce dei parlamentari a Montecitorio, Mara Carfagna, che oggi interverrà in Aula in occasione della giornata della memoria.


martedì 26 gennaio 2016

BENZINA A 44 CENTESIMI AL LIBRO. MA RENZI NON TOGLIE LE TASSE COME AVEVA PROMESSO A PORTA A PORTA.


https://www.facebook.com/WIlM5s/videos/720945581339118/

ECCO LE PROMESSE NEL 2014 DI RENZI SULLA BENZINA ---> VERGOGNA!!! Oggi il prezzo del petrolio è 28,74 dollari al barile. Bassissimo ma pensate, in giornata è persino sceso sotto i 28 dollari, precisamente ha toccato 27,67 dollari al barile. Non succedeva dal 2003! Ebbene in quanti si staranno domandando “perchè se il petrolio costa così poco la benzina è così cara?”. C'è da dire che lo Stato strozzino applica tasse vergognose sulla benzina. Quelle tasse che il "Premier non eletto da nessuno" promise di “razionalizzare” entro il 2014!
L’unica colpa è dello Stato. Altro che le compagnie petrolifere. Oggi la benzina alla pompa potrebbe costarci 44 centesimi al litro. Ma non succederà mai. Mai il prezzo andrà sotto l’euro. Nemmeno se le compagnie petrolifere, stordite da un colpo di sole, dovessero iniziare a regalare a destra e a manca l’oro nero. Questo perché in Italia le imposte, che Matteo Renzi si guarda bene dal cancellare, gravano sul prezzo di benzina e diesel per oltre due terzi. Quando andiamo a fare rifornimento, insomma, dobbiamo tener presento che oltre a riempire il serbatoio della nostra auto, stiamo anche riempiendo le tasche di uno Stato famelico e incapace di amministrate i nostri soldi. Rispetto al 2008 il prezzo della benzina al netto delle tasse è inferiore del 18,8%. Il che, come fa notare Sergio Rizzo sul Corriere della Sera, si tramuta in “un rincaro del 31,4% esclusivamente attribuibile alle tasse”. Negli ultimi sette anni le accise sono, infatti, cresciute del 46% mentre il carico dell’Iva è aumentato del 21,8%. “Nel dicembre 2008 le accise pesavano su un litro di gasolio per 42,3 centesimi – spiega Rizzo – c’erano poi da sommare 18,53 centesimi di Iva: non il 20 per cento (livello dell’aliquota dell’imposta sul valore aggiunto allora vigente) rispetto ai 50,34 centesimi che all’epoca costituivano il prezzo della nafta al netto del carico fiscale, bensì quasi il doppio. Esattamente, il 36,8 per cento”. Questo perché l’Iva viene applicata anche sulle accise, non solo sul prodotto industriale. Insomma, lo Stato tassa anche le tasse. Sette anni fa le imposte sulle imposte toccavano i 60,82 centesimi, il 57,4% del totale. Oggi, continua Rizzo sul Corsera, “si è arrivati a 84,31, e siamo al 67,4% del totale. Una differenza di quasi 23,5 centesimi per litro, che proiettata sulle 22 milioni di tonnellate
di gasolio consumate annualmente in Italia significa per il fisco un maggiore introito di quasi 5,2 miliardi di euro ogni 12 mesi”. Tanto per capirci: le tasse sulle tasse valgono da sole circa 3 miliardi di euro sui consumi totali di gasolio.
Su ogni litro di benzina le imposte gravano per 72,8 centesimi. “Se si aggiunge anche l’Iva, considerando anche in questo caso l’impatto delle tasse sulle tasse – calcola Rizzo – il peso del prelievo fiscale sfiora un euro su un costo medio alla pompa di un euro e 421”. Insomma, poco meno del 70% del prezzo finale va al Fisco, quindi allo Stato. Quindi, non è così peregrino chiedersi perché sino a ora Renzi, che si vanta di abbassare le tasse ovunque, non ha ancora messo mano a questo furto legalizzato. Perché non possiamo pagare un litro di benzina 44 centesimi?
Perché dobbiamo finanziare un Fisco sanguisuga.



sabato 23 gennaio 2016

RENZI ALLARGA LA MAGGIORANZA CON ALA (VERDINI) RIPAGATI CON TRE VICE PRESIDENTI DI COMMISSIONI, NESSUNA NOVITA’ CHI LASCIA LO FA PER POTERE: VERGOGNA


L'alfaniano eletto come previsto nei possibili equilibri per un rimpasto di governo che sarà concluso nelle prossime settimane. Ma la notizia è l'elezione dei tre verdiniani. Romani: "Prendiamo atto della nuova maggioranza". Pietro Langella è stato nominato "vice" alla Bilancio, Giuseppe Compagnone alla Difesa e Eva Longo alle Finanze. Tutti sono stati eletti in quota maggioranza. "Abbiamo ottenuto tre vicepresidenze - esulta il capogruppo al Senato, Lucio Barani - tutte molto votate". La mossa di Matteo Renzi, come fa giustamente notare il capogruppo dei senatori azzurri Paolo Romani, sancisce l'ingresso di Ala in maggioranza. "Non avevamo dubbi al riguardo - commenta - oggi c'è stata una ratifica formale". In realtà l'accordo raggiunto sulle vicepresidenze in commissione fa più male al Pd che alle opposizioni. Ieri il voto degli uomini di Denis Verdini al Senato, decisivo ai fini del raggiungimento della maggioranza assoluta. Oggi la elezione di tre vice presidenti delle commissioni al Senato appartenenti al gruppo Ala. La decisione di Renzi ha fatto infuriare la minoranza dem. "Forse è il caso che Renzi ci dica se esiste una nuova maggioranza politica che sostiene il governo e che comprende anche Verdini - ha detto Roberto Speranza -e è così si deve aprire un dibattito pubblico e in parlamento". Pier Luigi Bersani ha subito rincarato la dose: "Non accetterei mai uno snaturamento del Pd così evidente e palese. Il Pd non può diventare l'indistinto dove tutto si ammucchia. Queste pensate tattiche e trasformistiche sono destinate a essere spazzate via". Il deputato di Sinistra Italiana Alfredo D'Attorre sfida i parlamentari del Pd che nelle settimane scorse hanno ripetutamente ribadito l'incompatibilità di Verdini con il progetto del Partito Democratico: "E invece Verdini viene ricompensato della sua 'affiliazione' al progetto Renzi-Boschi con l'assegnazione di tre poltrone al Senato e l'ingresso ufficiale in maggioranza". Nicola Fratoianni: “Hanno devastato la Costituzione con i voti dei verdiniani e dei senatori dell’ex leghista Tosi e a meno di 24 ore le indiscrezioni riportano del mercato in corso per ottenere posti di comando nelle Commissioni al Senato, naturalmente con i senatori di Verdini protagonisti. Insomma le istituzioni trattate come un suk”. Ha una spiegazione alternativa il capogruppo di Ala Lucio Barani: “Con una decisione anti-democratica siamo stati esclusi dalle altre minoranze. La maggioranza ha sanato questa decisione”. Chi invece è pienamente in maggioranza è l’avvocato-senatore dell’Ncd Nico D’Ascola, nuovo presidente della commissione Giustizia. La sua elezione, attesa, non è stata una passeggiata.

mercoledì 20 gennaio 2016

GALASSINI FI: AREA VASTA ROMAGNA, FAENZA CON RAVENNA MEGLIO FORLI. IL PRESDIENTE CASADIO ACCETTA LA PROPOSTA, SE NE PARLERA’ NEL PROSSIMO CONSIGLIO PROVINCIALE CON LA PRESENZA DEL DIRETTORE ASL AREA VASTA!


            La sinistra sta  cambiando tutta la politica istituzionale e infrastrutturale decisa da decenni con la proposta Delrio di eliminare l’importante opera dell’E55 e la riforma istituzionale,
La proposta di una vasta area Romagna per le Camere di Commercio sembra svanire dopo la proposta che le due Camere di commercio di  Ravenna e Ferrara contro la fusione  con Forli/Cesena e Rimini. 
Nella scelta ravennate forse c’è una logica: Ravenna e  Ferrara sono sull'asse dell’ Adriatica e Comacchio intende allearsi istituzionalmente! I  Comuni della Romagna Faentina hanno come loro perno l'asse della  via Emilia e di questo non possono  fare a meno.  Infatti è nato un progetto di sviluppo turistico tra Faenza  e Imola con la costituzione di una società parapubblica fra le due realtà. L'Unione dei Comuni della Romagna Faentina fa perno sulla  via Emilia.  Quindi la Romagna Faentina non  può non fare riferimento alla Camera di Commercio Forli-Rimini. Anche gli studi istituzionali per le elezioni dei deputati prevede che Faenza sia legato a Bologna, disminunendo il valore aggiunto faentino;
In questa logica  una riflessione sull’ dell’ area  vasta Romagna.  Sono state create 3  subaree, Ravenna  (comprendente Lugo e Faenza); Cesena-Forli, Rimini a senso che Faenza,  debba continuare ad andare a Ravenna? Scomodo sotto tutti gli aspetti non sarebbe meglio  a Forlì-Vecchiazzano che si raggiunge  con 15 minuti di auto! Pur non condividendo la politica istituzionale del Pd ravennate che ha vinto le elezioni regionali con il 40% dei votanti e il 40% dei consensi che rappresenta solo il 18% degli aventi diritto , CHIEDO: Viste le modifiche del PD sulle politiche istituzionali, il consiglio provinciale di Ravenna faccia una RIFLESSIONE  per l’interesse dei cittadini per un migliore utilizzo dei servizi erogati per il turismo, istituzionale, Camere di commercio e  in particolare per la Sanità da inserire con Faenza,  nell’asse della via Emilia con Forli investendo nella discussione i consigli comunali delle zone interessate. Vincenzo Galassini Consigliere Provinciale Ravenna FORZA ITALIA




martedì 19 gennaio 2016

LA LEGGE PER MANDARE A CASA I DIPENDENTI PUBBLICI CHE NON LAVORANO C’E’ GIA’ E DEVE ESSERE APPLICATA: E’ LA LEGGE BRUNETTA


La Legge per mandare a casa e licenziare definitivamente i dipendenti pubblici che non lavorano c’è già e deve soltanto essere applicata: è il decreto legislativo 150 del 27 ottobre 2009, che attua la legge 15 del 4 marzo 2009, la cosiddetta legge Brunetta.
Norma chiara e trasparente che elenca una per una le tipologie di infrazioni che comportano il licenziamento per i dipendenti pubblici «furbi». Proprio quelli su cui vuole intervenire il governo Renzi
Parola di Cesare Damiano, presidente della Commissione lavoro della Camera ed ex ministro Pd: «Per amore di verità dobbiamo dare ragione a chi sostiene che già esistono leggi che prevedono il licenziamento nella Pubblica Amministrazione. Si tratta del Decreto legislativo 150 del 2009 dell’allora ministro Brunetta.
La truffa del cartellino di presenza è specificatamente prevista e sanzionata. Il problema non è, quindi, quello di fare nuove leggi-fotocopia, ma domandarsi perché quelle esistenti non hanno funzionato nonostante il fatto che siano del tutto chiare».
In effetti, il decreto legislativo 150/2009 (legge Brunetta) ha significativamente modificato l’assetto previgente in tema di provvedimenti disciplinari.
In particolare, il decreto ha previsto:
la garanzia dell’applicazione della sanzione del licenziamento per le infrazioni più gravi;
la punizione degli assenteisti e di tutti coloro che li supportano;