Roma, 10 feb. (AdnKronos) - “In
questa giornata del ricordo per le vittime delle Foibe, istituita dal nostro
governo di centrodestra nel 2004, rendiamo onore agli italiani che pagarono con
una morte terribile il loro attaccamento alla nostra Patria. Non si piegarono
alla cieca brutalità comunista, non abbassarono lo sguardo dinanzi ai loro
spietati carnefici ma si immolarono per la libertà e la democrazia
dell’Italia". Così in una nota il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi.
"Erano, sono - prosegue l'ex premier - le nostre madri e i nostri padri,
le nostre sorelle e i nostri fratelli di Fiume, dell’Istria e della Dalmazia,
scacciati dalle loro case e privati di tutto ciò che possedevano. Noi oggi li
ricordiamo, con riconoscenza ed emozione. Non dimenticheremo mai quella
barbarie, non dimenticheremo mai i crimini del comunismo contro l’Italia e
contro l’umanità”
giovedì 11 febbraio 2016
martedì 9 febbraio 2016
BAD (cattiva) BANK SARA’ LA PAROLA SCRITTA SULLA LAPIDE DEL GOVERNO RENZI
Oltre alle sofferenze da 200 miliardi, le nostre banche nascondono 185 miliardi di euro di incagli. Renzi non fa nulla e tira troppo la corda con l’Ue. Bisignani: “Presto ci troveremo la Troika”
Luigi Bisignani scoperchia il bluff di Matteo Renzi che siede su uno dei più grandi buchi economici della storia bancaria italiana. Oltre alle sofferenze da 200 miliardi di euro il governo dovrà, infatti, fare prima o poi i conti con 185 miliardi di euro dei cosiddetti “incagli” che le banche tengono nascosti per non fare saltare l’interno sistema. “Il braccio di ferro con Bruxelles sarebbe sacrosanto se si votasse presto – avverte Bisignani – ma alla lunga rischia di diventare un dramma”. A essere esposto al fuoco di tiro degli investitori è l’intero sistema bancario italiano, oberato dai crediti in sofferenza per oltre 200 miliardi. A questi, si aggiungono appunto altri 185 miliardi di incagli. A certificarli c’è un rapporto riservato della Bce. “A Francoforte – svela Bisignani – serpeggia il sospetto che buona parte di questi ultimi venga forzatamente trattenuta in questa categoria per non far saltare il sistema. Prima della direttiva sul bail in se le banche erano in difficoltà interveniva lo Stato, ciò dava sicurezza ai risparmiatori, ora invece a pagare sono chiamati gli azionisti, gli obbligazionisti e i correntisti oltre 100mila euro, che, terrorizzati anche dalle inchieste, sono pronti a ritirare i depositi”. Quello che paventa Bisignani è il panic selling o “panico finanziario”. Una iattura ben più pericolosa dello spread.
Anziché muoversi a tamponare una situazione di per sé già abbastanza drammatica, il governo continua a rinviare i provvedimenti per banche e risparmiatori. “Renzi – incalza Bisignani – dimostra di non sapere come muoversi e contribuisce al clima di smarrimento”. E per questo la partita in Europa sta diventando sempre più pericolosa. Tanto che, fa notare Bisignani, “il premier ha legato il tema banche, rimpinzate di debito pubblico, con quello della flessibilità e dell’immigrazione, per la quale subiamo la minaccia della chiusura di Schengen e dell’invasione di milioni di disperati”. “Se Renzi non risolve le tre questioni intrecciate – conclude – ci troveremo in una difficile situazione di ordine pubblico, e con la Troika che ci rimetterà i conti in ordine”.
sabato 6 febbraio 2016
ASL LUGO INCOMPRENSIBILE IL MODO DI OPERARE DEL PRONTO SOCCORSO: 9 MESI PER RISPONDERE
L’Asl della Romagna
tramite la Direttrice del Presidio ospedaliero di Ravenna-Lugo - a seguito di
una mia interrogazione dell’aprile 2015 nella quale chiedevo se rispondesse al
vero che sarebbe stato violato il diritto dei pazienti che accedono al Pronto
Soccorso e che nelle ore notturne vengono sottoposti ad esami radiologici, di
ricevere risposta scritta in tempi brevi, ordinariamente sessanta minuti; il
medico non presente in ospedale ma reperibile deve infatti raggiungere il posto
di lavoro entro 30’ dalla chiamata e fornire tempestivamente il referto.
E’ evidente che se tali
indicazioni non vengono rispettate, possono configurarsi non solo comportamenti
illeciti, ma anche gravi rischi per i pazienti.
La risposta dell’Asl conferma purtroppo quanto temevamo quando ammette
che “non si vuole negare la presenza di
procedimenti disciplinari attualmente in corso che riguardano il personale
medico della Radiologia su un episodio realmente accaduto di posticipo della
refertazione. L’episodio deve considerarsi come una eccezione alla gestione
della attività”. Ci mancherebbe solo che tali comportamenti segnalassero
una routine!
Ma riteniamo che sia bene chiarire che l’episodio sarebbe connotato non
solo dall’ assenza del medico reperibile durante l’esecuzione dell’esame
richiesto dal Pronto Soccorso nelle ore notturne, ma anche dalla mancata
contestuale refertazione dell’esame che risulterebbe stata predisposta nel
mattino successivo - e dunque diverse ore dopo – da un radiologo diverso
da quello che era reperibile durante la notte. Se queste informazioni
rispondessero al vero, emergerebbe una situazione che potrebbe lasciare
supporre un accordo precostituito fra professionisti.
Senza approfondire la valutazione sul ritardo nella compilazione del
referto (che potrebbe configurare una situazione di ritardo di diagnostica per
un paziente del Pronto Soccorso) ci risulta incomprensibile come un siffatto
modo di operare non abbia provocato una richiesta di chiarimenti da parte del
Pronto Soccorso che aveva richiesto l’esame ed aveva la gestione clinica del
paziente.
Una considerazione finale: nove mesi per rispondere ad una
interrogazione come questa, forse per errore della Provincia di Ravenna
(risposta consegnatami il 20 gennaio ’16),
fanno forse pensare ad una elevata inefficienza del servizio pubblico?
che si protrae da molti anni e si estende fino ai vertici dell’azienda, che
intenzionalmente o meno genera una tolleranza o forse una connivenza e
protezione rispetto alle piccole e grandi illegalità di cui si sta occupando la
magistratura, certo una risposta aggiornata ad oggi sarebbe importante insieme
alla risposta ad un’altra interrogazione presentata il 30 ottobre 15 sempre sul servizio di
radiologia.
Vincenzo
Galassini Consigliere Provinciale Ravenna FORZA ITALIA
mercoledì 3 febbraio 2016
LA “BOMBA ATOMICA” DI MATTARELLA: IL COLPO PER MANDARE A CASA RENZI
Sergio Mattarella ha molti dubbi "tecnici" e non solo sulla legge Cirinnà. Come riporta il Giornale in un retroscena, per il Quirinale il "parametro di riferimento" è la sentenza 138 della Consulta che nel 2010 ha ricordato che nel matrimonio i coniugi sono da intendersi di sesso diverso, di conseguenza le unioni civili non possono essere considerate matrimoni. E poi c'è il capitolo delle adozioni, della cosiddetta stepchild adoption.
In un certo senso il presidente della Repubblica è già intervenuto quando su richiesta di alcuni esponenti del governo ha mostrato le sue perplessità in particolare sugli articoli due e tre della legge, quelli che rinviano in maniera troppo esplicita alla disciplina delle nozze. Il Quirinale ha elencato sedici rimandi del testo della senatrice del Pd al vigente diritto matrimoniale, un po' troppi per sperare di non urtare contro la sentenza della Consulta.
Per questo il Pd ha rivisto il provvedimento presentando 12 emendamenti firmati da Giuseppe Lumia (fra cui la perdita del cognome del partner se l'unione si rompe e il divorzio immediato). Ma i dubbi su come reagirà Mattarella restano, soprattutto dopo le pressioni della Cei che ha già chiesto al presidente di "intervenire" "se la legge non cambia". Il capo dello Stato, secondo i suoi consiglieri aspetta la discussione della legge in Parlamento, dopodiché dirà la sua.
DEFICIT DI COMPRENDONIO
Davide
Giacalone - La
Commissione europea contesta al governo italiano un deficit di comprendonio.
Mentre la risposta che ci invia non significa affatto che i 231 milioni che
verseremo alla Turchia, a valere sui 3 miliardi complessivi che riceveranno
dall’Unione europea, non andranno a pesare sul deficit. Peseranno e diventeranno
debito. Significa solo che non saranno contabilizzati ai fini del patto di
stabilità. Per il resto, sono problemi nostri. Ancora venerdì scorso, nel corso
della conferenza stampa con il cancelliere della Repubblica federale tedesca,
il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, dopo avere chiamato per
nome proprio un bel po’ di governanti europei, volendo così testimoniare una
scioltezza e una confidenza che, alla lunga, diventano imbarazzanti, ha poi
rivolto una sfida alla Commissione: noi siamo pronti a dare i soldi alla
Turchia, ma abbiamo chiesto di sapere, anche per le vie brevi, come saranno
contabilizzati, senza che sia ancora giunta risposta. Il tono, in quel
passaggio, si allontanava dalla familiarità dei
colleghi in gita aziendale, non si rivolgeva più ad Angela e François, ma
diveniva severo: poffarbacco, rispondetemi. Ed ecco la risposta: quei soldi non vanno a pesare sul patto di
stabilità, così come vi abbiamo già scritto, nella nota di accompagnamento,
alla fine di dicembre. Della serie: se almeno leggeste, si potrebbe evitare di ripetere le
stesse cose. Se si volevano irritare gli interlocutori, senza ottenere nulla
che non fosse già stabilito, non si poteva trovare via più efficace.
Posto ciò, rimane il deficit. Non
sarà messo in colonna fra gli impegni da rispettare con la Commissione, ma
entrerà in quella dei quattrini che chiediamo al mercato e che vanno ad
aumentare il debito pubblico. E se questo capita lo si deve non al fatto che
sopraggiungano nuove e impreviste spese, ma al mancato taglio dei vecchi
sprechi. Cui si aggiungono le nuove dilapidazioni, comprendenti anche i regali
di compleanno. Con ciò non sostengo che quei soldi non vadano dati, ma che ci si è comportati da gradassi del tutto a
sproposito. Nel merito dei soldi alla Turchia, semmai, faccio osservazioni diverse.
Inutile sofisticare se quei fondi vanno a governanti che non sono esattamente
gli eredi di Voltaire. Quando provi a fermare l’immigrazione non collaborando
allo sviluppo delle zone affamate o alla pace di quelle in guerra, ma bloccando
altrove le colonne in viaggio è evidente che assegni ad altri il lavoro sporco
che non vuoi o non sai fare alle tue frontiere. Inutile poi lamentarsi se si
tratta di soggetti discutibili, perché
se non lo fossero non si presterebbero. Il fatto è che se investi i
soldi lontano dalle frontiere che direttamente ti competono poi ne hai meno per
solidificarle. Il che non significa erigere muri, ma istituire controlli e
giurisdizione comuni. Come ripetiamo da anni. Noi italiani dovremmo essere i
primi interessati a quel lavoro, usando tutto il peso della nostra influenza
(che esiste eccome, se usata con criterio) per spingere l’intera Ue a scelte
che direttamente ci interessano e sulle quali si è in grave ritardo. Invece
abbiamo usato la petulanza per chiedere quello che ci era già stato dato,
consistendo in nient’altro che nella gioia di vede aumentare il deficit e il
debito. Osservo anche che i turchi (un
tempo bastione Nato) si sono messi in rapporto conflittuale, ma anche cointeressato
con i russi, talché aumentano le dotazioni militari di questi ultimi a presidio
dell’intera area e del Mediterraneo. In cambio i russi volano per combattere lo
stato islamico, ma per il più bombardano gli avversari dei governanti siriani e
turchi. E noi tutti, europei e non solo italiani, finanziamo un’operazione che
serve a far scendere la nostra influenza e forza. I russi non sono i salvatori
dell’occidente o della cristianità (chiedetelo a Cavour), ma, certamente, un
interlocutore importante. Solo che cedere influenza e mantenere le sanzioni
economiche, quindi arrecarsi due danni incoerenti fra loro, è capolavoro di cui
pochi sono capaci. E non è certo dimostrando deficit di comprendonio che si
pone rimedio. Davide
Giacalone
GALASSINI AVEVA REGIONE E’ IN CORSO UN PROCEDIMENTO DISCIPLINARE. ASL LUGO: AL PRONTO SOCCORSO ABITUDINI ILLEGITTIME.
L’interrogazione : Ci viene riferito
che presso il presidio ospedaliero di Lugo si verificherebbero episodi che, se
trovassero conferma, configurerebbero comportamenti ed abitudini illegittime ed
inaccettabili. I pazienti che accedono al servizio di Pronto Soccorso e nelle ore notturne vengono sottoposti ad
esami radiologici, dovrebbero ricevere la relativa risposta scritta in tempi
brevi, ordinariamente attorno ai sessanta minuti. Pare invece che a Lugo, in
alcuni casi, l’esito dell’esame venga redatto solo il mattino successivo, a
distanza di molte ore dall’esecuzione dello stesso.
Se, come ci
risulta, la regolamentazione sulla reperibilità comporta l’obbligo per il
medico interessato di recarsi in ospedale entro trenta minuti dalla chiamata e
di fornire la risposta scritta immediatamente, ci troveremmo, in questi casi, di fronte ad una palese violazione delle
vigenti normative con conseguenti gravi rischi per i pazienti. Chiede pertanto di conoscere se tale
situazione risponda al vero ed in tal caso quali provvedimenti siano stati
adottati (o si intenda adottare) per evitare ai cittadini di trovarsi in tale
intollerabile condizione. Consigliere provinciale
Forza Italia Ravenna Vincenzo Galassini
In riferimento alla richiesta di informazioni
del Consigliere Vincenzo Galassini del 30/04/2015 si precisa quanto segue:
presso l'ospedale di Lugo è
attiva una radiologia che presta l'attività in sede nelle ore diurne feriali
È disponibile tramite pronta
disponibilità nelle ore notturne e festive sia del medico che dei tecnici. L'istituto
della pronta disponibilità prevede che il medico ed il tecnico attivati tramite
portineria dell’ospedale si portino dentro la struttura nel più breve tempo
possibile. Dalle verifiche
effettuate tramite timbratura de!
cartellini marcatempo si evidenzia che per ogni notte sono presenti uno o più
accessi sia del medico che dei tecnico per gestire questa attività
Nel confermare che l’istituto
della pronta disponibilità viene
esercitato secondo i dettami dati del contratto non si vuole negare la presenza di procedimenti disciplinari
attualmente in corso che riguardano il personale medico della Radiologia su un
episodio realmente accaduto di posticipo delle refertazione. L’episodio
deve considerarsi come una eccezione alla gestione dell’attività e sulle
responsabilità la Direzione sta prendendo i provvedimenti adeguati affinchè non
si verifichino ulteriori fatti. Dott.ssa Maria Grazie Stagni
Domani la risposta all’ASL
lunedì 1 febbraio 2016
E IO PAGO: LA BOLDRINI SALVA I BARBIERI DELLA CAMERA PROMOSSI ASSISTENTI PARLAMENTARI A 140MILA EURO L’ANNO
Negli ultimi anni il Reparto Barberia della camera ha ridotto gli
introiti, 90mila euro circa a fronte di un costo di 500mila euro per il
bilancio di Montecitorio, ovvero 400mila euro in perdita. Si calcola che taglino
i capelli non più di 23 volte alla settimana, in tutto. Una soluzione andava
trovata. Come scrive il quotidiano "Il giornale", la trattativa è
finita a tarallucci e vino, con una delibera del massimo organo interno di
Montecitorio che tiene aperto l' indispensabile servizio di barberia per gli
onorevoli (esteso per pari opportunità, su indicazione della Boldrini, anche
alle deputate come servizio di parrucchiere), con la differenza che i barbieri
in servizio non saranno più sette, ma quattro. E gli altri tre? Qui sta il
colpo di genio. I tre barbieri in esubero da domani diventeranno «assistenti
parlamentari». In altre parole verranno promossi,
perché l' inquadramento dei barbieri alla Camera è quello di «operatore
tecnico», livello più basso rispetto all'«assistente parlamentare», a cui si
accede per concorso come per le altre qualifiche. Lo stipendio? Più o meno lo
stesso, intorno ai 140mila euro l'anno.
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