Sono lontanissimi i giorni del Patto del Nazareno. Nel momento di
massima convulsione all'interno del Pd sull'Italicum, con lo scontro
sempre più violento tra minoranza e premier, contro Matteo Renzi entra a
gamba tesa anche Silvio Berlusconi. "Questo governo ha
fallito", esordisce il Cav nel corso della riunione del gruppo di Forza
Italia, sottolineando poi come tutti gli indicatori economici siano peggiorati.
E ancora: "Hanno fallito sull'economia, sulla politica estera, sulla
disoccupazione, sull'immigrazione. Avevamo ragione noi su tutto, sulla
Libia, sull'immigrazione e sulla Russia". Poi, appunto, si passa
all'Italicum, la riforma elettorale che ha ricevuto oggi il primo sì
della Camera e che sarà in Aula da lunedì. Per Berlusconi si tratta di "una
legge autoritaria". Proprio come il premier, che governa "senza
avere i numeri". Il leader di Forza Italia poi ci va giù durissimo:
"Non possiamo consentire a Renzi di prendere il potere totale con il 30%
dei voti attraverso una legge che di fatto con lo sbarramento al 3% polverizza
l'opposizione". E ancora: "Noi avevamo proposto l'elezione
diretta, almeno chi vince è legittimato dal popolo e ci sarebbero solo due
partiti. Renzi - conclude, durissimo - è malato di bulimia di potere".
Berlusconi ha ribadito come l'Italia sia "un Paese a democrazia sospesa.
Siamo al terzo governo non eletto". Infine, ha concluso: "Forza
Italia c'è. Noi siamo ancora qui e faremo il partito repubblicano sul modello
americano, il partito dei moderati".
giovedì 23 aprile 2015
mercoledì 22 aprile 2015
BASTA COSÌ. ORA INSIEME
Insieme nell’affrontare la tragedia di oggi e
per evitare quelle future. Insieme, in una coesione nazionale di alto spessore
umano e politico, oppure Renzi farà fiasco in Europa. E in Italia, agendo da
“uomo solo al comando”, non combinerà altro che pasticci propagandistici, in
un’alternanza di cuore dolce e azioni armate, senza un’apparente sintesi
coerente ed efficace. Insieme. Questa è la proposta di Silvio Berlusconi. Il
premier venga in Parlamento, si faccia dare un mandato forte, che esprima l’unità
di forze e uomini di buona volontà. E Bruxelles non potrà più dire di no
martedì 21 aprile 2015
ENRICO LETTA (NON) SI DIMETTERA’ FRA 5 MESI. E INTANTO INSEGNA IN FRANCIA CON STIPENDIO DEL NOSTRO PARLAMENTO
Mi
dimetto dal Parlamento. Non dalla politica, non dal Pd. Da questo Parlamento.
A poco più di un anno dalla fine del suo governo, Enrico
Letta
annuncia il suo addio al Parlamento che prima gli ha dato la fiducia da premier, poi
gliel’ha tolta.
L’annuncio delle dimissioni dal 1 settembre, fatto nel corso di un’intervista a
Che tempo che fa è solo una ‘marchetta‘ per il suo nuovo libro,
anche perchè nel frattempo deve votare contro Renzi, e fino a Settembre … c’è
temp
Non prenderò la pensione da parlamentare“, sottolinea. Ma solo perchè non ha ancora l’età,
che sia ben chiaro. Non
rinuncia alla pensione, solo è troppo giovane, come non ha rinunciato
allo stipendio da
parlamentare nell’ultimo anno mentre insegnava in Francia e percepiva lo
stipendio da parlamentare nonostante le assenze quasi totali. Fosse un cittadino normale sarebbe indagato
subito.
lunedì 20 aprile 2015
LUTTO E RABBIA
|
Dolore, angoscia, vergogna. Non è una tragedia, ma una strage. Non ci
si può più limitare ad appelli all'Europa degli egoismi. Occorre agire per
stroncare sulla costa i preparativi di invasione e di morte. Agiamo noi e
le spese detraiamole dal nostro contributo a Bruxelles
|
sabato 18 aprile 2015
MEDIASET, LA CASSAZIONE SMENTISCE LA CONDANNA DI BERLUSCONI: DUE PESI E DUE MISURE?
In un caso
analogo a quello del Cav, la suprema corte sostiene che non si può condannare
un contribuente solo in base alla presunzione di colpevolezza
Colpo di scena nel
processo Mediaset.
Secondo quanto racconta il quotidiano Libero,
in un caso simile a quello che ha visto Silvio Berlusconi condannato per la
vicenda Mediaset, la Cassazione smentisce sé stessa. Per i giudici della Corte di Cassazione il
fondatore di Forza Italia "fu l'artefice di una frode fiscale ai danni
dell'erario e per questo fu costretto non solo a lasciare il suo seggio da
senatore, ma anche a risarcire l'agenzia delle entrate". Ma adesso le
toghe smentiscono la loro stessa sentenza di condanna.
Infatti in una sentenza
del 20 maggio 2014,
cioè emessa dieci mesi dopo quella pronunciata contro Berlusconi, la suprema
corte si rimangia tutto, sostenendo che non si può condannare un contribuente
solo in base alla presunzione di colpevolezza. Per stabilire che ha frodato il
fisco ci vuole ben altro, ad esempio un atto fondamentale, ossia che l'accusato
abbia materialmente partecipato alla frode compiendo l'atto finale: la
dichiarazione dei redditi”.
Ecco i punti della
sentenza che smentiscono le toghe: “I reati di dichiarazione fraudolenta hanno
natura istantanea e si consumano soltanto con la presentazione della
dichiarazione annuale. Ancor più esplicita: i reati di frode non possono essere
provati dalla mera condotta di utilizzazione, ma da un comportamento successivo
e distinto, quale la presentazione della dichiarazione, alla quale in base alla
disciplina in vigore non deve essere allegata alcuna documentazione
probatoria". La Cassazione dunque assolvendo nel maggio scorso un imputato
di frode fiscale, nega dunque la rilevanza penale delle violazioni "a
monte" della dichiarazione e lo fa facendosi forte di una serie di pronunciamenti
passati.
ELEZIONI REGIONALI: UN SOGNO?
Abbiamo l’opportunità di ribaltare pronostici
infausti, che ci davano sconfitti per 7 a 0. E se invece conquistassimo la
Campania e il Veneto? Avremmo un 5 a 2 che non comporterebbe alcuno
stravolgimento dello status quo pre-Renzi, e quindi nessuna vittoria per il Pd.
E se a queste si aggiungesse la Liguria che vede nei sondaggi Toti a pari
merito con Paita? Sarebbe un 4 a 3 e quindi una grande vittoria per noi. Se poi
la Puglia non si disunisse otterremo un 3 a 4 che comporterebbe inevitabilmente
le dimissioni di Renzi. Possiamo sognare, dobbiamo crederci. Uniti si vince!
mercoledì 15 aprile 2015
MAFIA: CORTE DI STRASBURGO, CONTRADA NON ANDAVA CONDANNATO
Inevitabili dopo
la sentenza della corte Europea dei diritti dell’uomo sul caso di Bruno
Contrada le reazioni del centrodestra.”Va scarcerato Marcello Dell’Utri. Dopo la amara
solidarietà che è doveroso esprimere a un servitore dello Stato come Bruno
Contrada, immediatamente il pensiero va a chi è detenuto per un’analoga
applicazione retroattiva della legge” dice Renato Brunetta, presidente dei deputati di
Forza Italia. “La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che
restituisce l’onore a Contrada, dopo dieci anni di ingiusta carcerazione,
stabilisce un principio elementare: non si può condannare un uomo che avrebbe
commesso un reato prima che questo esistesse – spiega – Scrive la Corte di
Strasburgo, che ‘il reato di concorso esterno in associazione mafiosa è stato
il risultato di un’evoluzione della giurisprudenza iniziata verso la fine degli
anni ’80 e consolidatasi nel 1994 e che quindi la legge non era sufficientemente chiara e
prevedibile per Bruno Contrada nel momento in cui avrebbe commesso i fatti
contestatigli. Ora la Corte di Cassazione ha assolto pienamente il senatore
Marcello Dell’Utri per i fatti successivi al 1992. Esiste un giudice a Berlino!
L’Italia provveda subito a eliminare i torti di un uso distorto del diritto –
conclude – Si liberi Dell’Utri. E il capo dello Stato provveda ad anticipare
con la grazia il perpetuarsi di ingiuste sofferenze e un’altra umiliazione a
Strasburgo” “Nessuno può essere punito per un fatto che non costituiva reato al momento della sua
commissione. È l’articolo 25 della Costituzione
Italiana, è un diritto individuale dell’uomo. Eppure in Italia
non vale, non è valso per Bruno Contrada,
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